MUTA IMAGO - (a+b)3

 

 

(a+b)3, una formula matematica astratta ed essenziale nella sua semplicità, ma anche un simbolo di una realtà molto concreta: “a” è una giovane donna, “b” è il suo innamorato, + rappresenta la loro unione e “3” assume un duplice significato: è il valore dei singoli che aumenta esponenzialmente quando l’amore li lega, ma anche il cubo entro cui la loro storia inizia, cresce e finisce, figura geometrica che è limite, protezione, rifugio, schermo di proiezione delle loro emozioni dall’interno e della violenza del mondo sul loro privato dall’esterno. Il rapporto appena iniziato dei due ragazzi, felice e spensierato, viene infatti brutalmente interrotto dalla guerra che porta lontano l’uomo e lo separa definitivamente dall’amata con la morte. Gioia dello stare insieme, dolore per l’improvviso ed inaspettato distacco, angoscia per la lontananza, disperazione per l’annuncio della perdita, annientamento finale: tutto viene rappresentato e vissuto sul palcoscenico dai due protagonisti senza l’ausilio della parola “recitata”. Eppure le loro emozioni ed i loro pensieri arrivano agli spettatori intensi e talvolta violenti, supportati da giochi di luce inquietanti e sottofondi sonori potenti, messaggi subliminali che arrivano dritti alla coscienza ed al cuore di che assiste, senza passare da interpretazioni razionali.

Le uniche parole, scritte o dette, sono le promesse d’amore proiettate su nuvole di fumo di sigaretta, i concitati bollettini di guerra trasmessi dalla radio,  la propaganda trionfalistica urlata dalla televisione e la lettera che comunica freddamente la morte del soldato. E gli attori si muovono veloci e silenziosi,  eterei come ombre dietro le mobili pareti bianche del cubo che domina la scena, illuminati da poche e forti fonti luminose che enfatizzano e drammatizzano i contrasti di colore, come in un quadro fiammingo.

Incanto, stupore, silenzio, tensione dominano l’atmosfera ed una sensazione di incredibile eleganza, rigore e perfezione nel modo di proporsi dei due interpreti (Claudia Sorace e Riccardo Fazi) pervade chi assiste a questa delicata e raffinata rappresentazione, in cui non mancano riferimenti classici (il racconto di Plinio il Vecchio sull’origine dell’arte della pittura, il mito di Orfeo e Euridice, l’epopea di Orlando Furioso).

 

La compagnia teatrale “Muta Imago”, nata a Roma nel 2004 dall’incontro della regista Claudia Sorace, del drammaturgo Riccardo Fazi, dello scenografo Massimo Trocanetti (cui, in seguito, si è unito l’attore Glen Blachall),  si riconferma uno dei gruppi emergenti più interessanti del teatro italiano, proprio per la ricchezza e l’originalità dei suoi modi espressivi, che attingono al passato (il teatro d’ombre e il cinema muto, come in questa opera), ma anche al presente più tecnologico.

 

(Chiara Zazzetta, 15 maggio 2009)

 

 

Giudizio: ***1/2

 

 

 

 

MUTA IMAGO

 

(a+b)3 Progetto e regia di Claudia Sorace

Drammaturgia/suono di Riccardo Fazi

Con Riccardo Fazi e Claudia Sorace

 

Realizzazione scena: Massimo Troncanetti

Vestiti: Fiamma Benvignati

Registrazioni audio: Federica Giuliano

 

Milano, PiM Spazio Scenico, via Tertulliano 68/70

Dall’8 all’11 maggio 2009

www.pimspazioscenico.it

 

 

 

 

 

In alto: foto di scena  © Domenico Vele  

© PiM Spazio Scenico